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Vitamina D e sole: quanto basta davvero esporsi
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La vitamina D svolge un ruolo essenziale nel mantenimento della salute generale e, più nello specifico, per il benessere delle ossa e del sistema immunitario. Una delle principali fonti di questa sostanza è la luce solare, che permette all’organismo di produrla in modo naturale ma, per ottenere benefici senza danneggiare la pelle, è importante conoscere tempi e modalità corrette di esposizione.
Come il corpo sintetizza la vitamina D dal sole
L’organismo produce vitamina D grazie all’azione dei raggi UVB sulla pelle: all’interno dell’epidermide è presente infatti una sostanza precursore, il 7-deidrocolesterolo, che quando viene colpita dalla luce solare si trasforma in colecalciferolo, conosciuto anche come vitamina D3.
Successivamente, questa vitamina subisce ulteriori trasformazioni nel fegato e nei reni fino a diventare calcitriolo, la sua forma biologicamente attiva, che è fondamentale per sostenere il corpo nell’assorbimento di calcio e fosforo, minerali indispensabili per la salute delle ossa, dei denti e della muscolatura.
Carenza di vitamina D
A differenza di molte altre vitamine che vengono introdotte prevalentemente attraverso il cibo, la vitamina D può essere prodotta direttamente dal corpo grazie all’esposizione solare. L’alimentazione, comunque, rappresenta un supporto importante, soprattutto nei mesi freddi o quando l’esposizione al sole è limitata e, tra gli alimenti che ne contengono quantità maggiori ci sono pesce grasso, latte e derivati, uova e olio di fegato di merluzzo.
È molto importante mantenere buoni valori di vitamina D nel corpo, perché essa non contribuisce soltanto al benessere delle ossa: diversi studi hanno evidenziato il suo coinvolgimento anche nel corretto funzionamento del sistema immunitario, dell’apparato cardiovascolare e dell’attività muscolare.
Per questa ragione, una carenza di vitamina D può avere conseguenze significative come:
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fragilità ossea;
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debolezza muscolare;
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ridotta efficienza del sistema immunitario;
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in alcuni casi, disturbi cardiovascolari e metabolici.
Vitamina D: quanto e come bisogna esporsi al sole
Per stimolare una produzione adeguata di vitamina D, l’esposizione al sole deve avvenire con un certo equilibrio: in genere, circa 20-30 minuti al giorno possono essere sufficienti per favorire la sintesi naturale, ma la durata varia in base a diversi fattori come stagione, latitudine, età e fototipo della pelle.
Le persone con pelle chiara tendono a produrre vitamina D più rapidamente rispetto a chi ha una carnagione più scura, poiché la maggiore quantità di melanina riduce l’assorbimento dei raggi UVB. Anche l’età incide notevolmente: negli anziani la capacità di sintesi cutanea diminuisce sensibilmente rispetto a quella di un giovane adulto.
È bene sapere anche che non basta esporre soltanto il viso o le mani, ma è preferibile che l’esposizione coinvolga aree più ampie del corpo, come braccia, gambe e tronco. Anche il momento della giornata ha la sua importanza: le ore centrali della mattina e la tarda mattinata sono generalmente considerate le più favorevoli per la sintesi della vitamina D, basta evitare esposizioni prolungate nelle ore più calde che potrebbero aumentare il rischio di scottature e danni cutanei.
L’utilizzo delle creme solari merita una considerazione particolare: i filtri protettivi sono fondamentali per ridurre i danni causati dai raggi ultravioletti, ma possono diminuire anche la produzione di vitamina D. Per questo motivo, molte persone scelgono una breve esposizione iniziale senza protezione, applicando poi la crema solare per permanenze più lunghe.
In ultimo, è bene ricordare anche che in ambienti molto freddi, come l’alta montagna, il processo può risultare meno efficiente nonostante la presenza di forte luminosità.
Se vuoi saperne di più su come integrare la vitamina D, contattaci. I nostri esperti saranno felici di rispondere alle tue domande.